LA PERSONALITÀ OSSESSIVO – COMPULSIVA

Il termine “ossessivo” è una delle molte parole che il pensiero psicoanalitico ha reso familiari, e che sono entrate nell’uso comune: frasi come “è ossessionato dal lavoro!”; “quella relazione è una vera ossessione per lui!” sono di compressione immediata per tutti noi.

Possiamo definire un’ossessione come un pensiero che alberga in maniera ricorrente nella mente di una persona, ed una compulsione come un’azione ritualizzata, involontaria e persistente.

Le caratteristiche principali della personalità ossessiva e compulsiva, infatti, comprendono la tendenza a provare frequentemente pensieri ripetitivi e ad agire delle abitudini consolidate in maniera poso flessibile.

Le persone ossessivo compulsive sono particolarmente perfezioniste, eccessivamente coscienziose, e devono esercitare un forte controllo su ogni ambito della propria esistenza. Spesso molto rigide nelle loro convinzioni, hanno un’ esagerata preoccupazione per l’ordine per la disciplina; sono molto parsimoniose, ostinate ed inclini alle discussioni cavillose; normalmente dimostrano poca flessibilità ed una grande fatica ad adattarsi ai diversi contesti.

Dimensioni psichiche come la sensibilità emotiva, la capacitò di ascoltare l’altro e di giocare sono loro, nella migliore delle ipotesi, poco familiari, quando non assolutamente aliene. L’individuo “dipendente da lavoro”, ad esempio, è un individuo che frequentemente presenta una struttura caratteriale ossessivo-compulsiva.

Cos’è il disturbo ossessivo – compulsivo di personalità?

Quando questi tratti del carattere risultano particolarmente esacerbati in una persona e si presentano in una varietà di contesti di vita, si può parlare di disturbo ossessivo e compulsivo della personalità.

Tale disturbo, secondo il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM 5) è caratterizzato da un quadro pervasivo di preoccupazione per l’ordine, il perfezionismo e il controllo, a spese di flessibilità, apertura ed efficienza, contraddistinto da:

  • Preoccupazione eccessiva per le regole, l’organizzazione ed i dettagli a discapito dell’obiettivo generale
  • Perfezionismo che interferisce con la riuscita di un lavoro in tempi rapidi
  • Eccessiva dedizione al lavoro (non giustificata da necessità economiche) con conseguente riduzione del tempo dedicato ad attività ricreative
  • Incapacità a gettare oggetti vecchi o inutili, anche quando privi di valore affettivo
  • Inflessibilità su posizioni etiche e/o morali (non giustificate dall’appartenenza politica o religiosa)
  • Riluttanza a delegare compiti o a lavorare in gruppo
  • Stile di vita improntato all’avarizia, sia verso se stessi che verso gli altri
  • Rigidità e testardaggine

Tali schemi comportamentali spesso vengono percepiti come egostinonici: non sono fonte di sofferenza o disagio, ma vissuti come normali aspetti del proprio carattere. Possono essere anche altamente adattivi, in determinati contesti: la dedizione al lavoro dell’ossessivo compulsivo lo porta spesso a raggiungere successo, soprattutto nelle professioni in cui l’attenzione al dettaglio è particolarmente importante.

Tuttavia, vi sono molte altre aree di vita in cui l’ossessivo paga il pegno della propria inflessibilità e dell’incapacità di provare empatia verso gli altri: in particolare, l’ambito delle relazioni sociali ed affettive è per lui particolarmente faticoso. Frequentemente, i familiari delle persone ossessive trovano molto difficile la convivenza con loro, fino a poterla vivere come sfibrante. Infatti, l’ossessivo “gioca” anche le relazioni personali registro della razionalità, del controllo, spesso della freddezza, senza riuscire a dare spazio alla spontaneità, all’espressione e alla condivisione dei propri vissuti emotivi.

Secondo alcuni studi statistici, il disturbo ossessivo compulsivo è il disturbo di personalità maggiormente diffuso nella popolazione (raggiungendo una prevalenza dell’8%); è più comune negli uomini che nelle donne.

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Quali sono le origini e le caratteristiche del disturbo ossessivo – compulsivo di personalità?

Secondo Gabbard (2007), “gli individui con disturbo ossessivo – compulsivo di personalità soffrono di una notevole mancanza di fiducia in sé stessi”. Il pensiero psicoanalitico ipotizza che tale condizione sia fortemente legata alla qualità delle relazioni con le figure genitoriali vissute nella prima infanzia: l’ossessivo, probabilmente, è stato un bambino a cui sono state imposte richieste e standard di comportamento molto elevati, e che non si è sentito sufficientemente valorizzato dai genitori, percepiti come eccessivamente freddi e distanti nei suoi confronti.

Per questa ragione, la persona ossessivo compulsiva vive un forte bisogno, inconscio, accettazione e dipendenza da parte delle figure significative, ed un’altrettanto profonda (ed altrettanto inconscia) rabbia nei confronti di chi non ha sentito come sufficientemente vicino e sintonizzato sui propri bisogni emotivi.

Secondo Gabbard “da qualche parte, in ogni ossessivo – compulsivo, c’è un bambino che non si sente amato”. Questa è la ragione che gli rende così difficile vivere i rapporti intimi con le altre persone: avvicinarsi emotivamente all’altro significa mettere in gioco proprio bisogno di essere apprezzato ed amato, che l’ossessivo può vivere con grande senso di angoscia e di vergogna. L’ossessivo, infatti, teme inconsciamente che, nel caso in cui non vedesse accettata questa sua necessità, potrebbe vivere una rabbia talmente forte ed esplosiva da fargli perdere il controllo. Sono proprio queste disturbanti ed inaccettabili paure che l’ossessivo nasconde, “tumula” sotto i suoi rigidi schemi comportamentali legati al controllo, al perfezionismo e alla repressione degli affetti, che spesso sono vissuti come esasperanti dalle persone che ha intorno.

In questo senso, il perfezionismo tipico dell’ossessivo può essere letto come l’espressione di una sorta di inconsapevole, segreto convincimento: “se riuscirò ad essere perfetto, potrò finalmente ricevere l’approvazione e la stima che merito!”; tuttavia, gli standard di risultato che l’ossessivo si impone sono spesso talmente alti che raramente egli riesce ad essere soddisfatto dei propri successi.

Al tempo stesso, la sua tendenza alla rimuginazione mentale, alla capziosità, al perdere tempo su questioni di scarsa importanza, rende l’indecisione un’altra caratteristica tipica dell’ossessivo: egli ha bisogno di tenere sotto controllo, nella propria mente, ogni possibile opzione, e questo spesso lo porta alla situazione paradossale in cui non riesce a sceglierne nessuna. La sua tendenza a posporre, a procrastinare e la sua difficoltà a decidere, a “tagliare”, rispecchiano anche la profonda mancanza di fiducia in sé stesso; l’ossessivo fatica particolarmente ad assumere dei rischi e a prendere delle decisioni perchè vivrebbe l’esperienza di un errore come un’intollerabile sconfitta, ed un senso di vergogna potenzialmente devastante per il proprio senso di sé.

L’ossessivo difficilmente è disposto a perdonarsi un errore: per questo motivo, uno dei rischi principali per queste persone è quello di poter sviluppare anche delle sofferenze depressive gravi e profonde.

Quali sono gli interventi terapeutici possibili per disturbo ossessivo – compulsivo di personalità?

Raramente la persona con disturbo ossessivo compulsivo di personalità cerca una psicoterapia perché percepisce come disturbanti, problematici i propri tratti di personalità: anzi, come già detto, normalmente li vive come ego sintonici, come proprie caratteristiche “normali” che non sente il motivo di mettere in discussione, e che non gli creano disagio.

Più frequentemente, queste persone arrivano in terapia a seguito di altri tipi di problematiche: magari episodi di attacchi di panico (che possono vivere quando la loro capacità di “tacitare”, di seppellire i vissuti affettivi sotto la coltre della razionalizzazione implode su se stessa, e l’emozione deborda senza poter più essere tenuta sotto controllo), oppure, come scritto sopra, a causa di importanti vissuti depressivi, legati al loro ipertrofico senso di responsabilità, alla loro rigidità e alle alte richieste verso se stessi, che rendono loro difficile potersi perdonare errori e mancanze.

Normalmente, l’ossessivo è un paziente estremamente coscienzioso, impegnato, regolare e preciso nel seguire il “setting”, le regole della psicoterapia. Al tempo stesso, frequentemente si rivela un paziente difficile: tende a mantenersi molto arroccato; fatica molto ad aprirsi con fiducia nei confronti del terapeuta, che spesso vive come un genitore giudicante, da cui si deve difendere.

All’interno del lavoro terapeutico, per lo psicologo sarà particolarmente importante empatizzare con la paura dell’ossessivo di trovarsi in una relazione che può minacciare il suo bisogno di controllo; è importante rispettare questo timore, cogliere il senso di vergogna che prova nel parlare di sè stesso, che lo mette di fronte alla sua vulnerabilità.

Peraltro, il terapeuta avrà il compito di avvicinare, con tatto e pazienza, l’ossessivo al mondo dei sentimenti e delle emozioni, celate sotto le sue tortuose “cortine fumogene” che le nascondono. Dovrà accompagnarlo in un percorso di “alfabetizzazione emozionale”, in cui cercherà si identificare e mostrare all’ossessivo l’affetto nascosto dietro alle sue comunicazioni così razionali. Questa modalità di lavoro, infatti, potrà aiutarlo a capire che è possibile vivere le proprie emozioni ed i propri sentimenti senza doverli temerle eccessivamente, senza doverli nascondere e negare; e a comprendere che sono proprio le emozioni che ci consentono di sentirci vivi ed umani.

Inoltre, il terapeuta avrà il compito di fare accedere l’ossessivo ai propri bisogni più profondi di vicinanza emotiva e di approvazione, che tanto fatica ad ammettere; e alla paura legata all’espressione della propria rabbia, sempre pervicacemente negata. Poter accogliere, accettare la propria aggressività significa capire che non è sempre spaventosa ed incontrollabile, ma che può essere riconosciuta, accettata ed anche espressa senza che debba causare uno “tsunami emotivo” insopportabile.

Infine, un ulteriore obiettivo terapeutico sarà quello di rendere meno rigido e più benevolo il suo ideale dell’io ed il suo superio: aiutarlo a diventare maggiormente flessibile, tollerante ed indulgente verso se stesso, accettando i propri umani limiti può rappresentare un cambiamento evolutivo estremamente importante e salutare per la persona ossessiva.

Bibliografia:

American Psychiatric Association, “DSM-5. Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali”, Raffaello Cortina, 2014

  1. O. Gabbard, “Psichiatria psicodinamica”, Raffaello Cortina, 2007
  2. McWilliams, “La diagnosi psicoanalitica”, Astrolabio, 1999

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