SOFFERENZA DEPRESSIVA: SINTOMATOLOGIA E CURA

La depressione, ovvero “il male oscuro”, come l’ha definito lo scrittore Giuseppe Berto, da un punto di vista nosografico fa parte dei disturbi dell’umore: sono condizioni patologiche caratterizzate da una profonda alterazione del tono dell’umore, che crea disagio psicologico, oltre a importanti problematiche nel funzionamento sociale, lavorativo e relazionale.

Da un punto di vista generale, le due maggiori entità patologiche definite come disturbi dell’umore sono la depressione, caratterizzata da tristezza, calo della spinta vitale e ideazioni pessimistiche fino a pensieri autolesivi, e il suo contraltare, ovvero la mania: condizione contraddistinta da eccessiva euforia, logorrea, ridotto bisogno di sonno, attivazione psicomotoria, aumento della velocità dmentale sel pensiero che può sfociare in sintomi psicotici come deliri.

Nel caso in cui il sintomo prevalente presentato sia quello del tono d’umore basso, alternato a momenti di umore in equilibrio, si parla di depressioni unipolari. Quando invece la persona sviluppa un disturbo dell’umore in cui si alternano momenti di depressione e momenti di mania, si parla di disturbi bipolari.

Secondo recenti dati del ministero della salute (2013), in Italia l’incidenza dei disturbi depressivi riguarda l’11,2% della popolazione (con percentuali maggiori nelle donne e negli anziani); le ricerche ci dimostrano che il disturbo depressivo può esordire ad ogni età (con un’età media di esordio intorno ai 25 anni). Altro dato su cui pare opportuno riflettere, è che solo il 29% delle persone affette da disturbo depressivo cercano aiuto da professionisti della salute mentale nell’anno di insorgenza del problema.

Quali sono le cause dei disturbi depressivi?

Le cause dei disturbi depressivi possono essere molteplici; alla base vi possono essere, ad esempio, fattori di tipo genetico: la familiarità per disturbi dell’umore è un fattore che può predisporre la persona a sviluppare un disturbo depressivo. Inoltre, vi può essere la concomitanza di cause di tipo biologico: differenti studi hanno evidenziato una alterazione nella regolazione di alcuni particolari neurotrasmettitori del sistema nervoso centrale. Infine, particolare importanza possono avere determinati fattori psicosociali: di solito, le persone con bassa autostima sono più predisposte a sviluppare il disturbo depressivo, così come quelle che sono state vittima di precoci esperienze di abuso, trascuratezza o abbandono.

 

Oltre a questi fattori, che possiamo chiamare predisponenti, ve ne sono altri che possono essere definiti come scatenanti. Questi ultimi, possono essere eventi di vita sia positivi che negativi: la nascita di un figlio, il matrimonio, un lutto, la perdita del lavoro, un evento traumatico, una malattia propria o di un congiunto, ecc…

Disturbi depressivi: quali sono i sintomi?

Secondo i principali manuali diagnostici i sintomi principali che caratterizzano i disturbi depressivi sono:

  • Umore depresso per la maggior parte del giorno, quasi ogni giorno
  • Marcata diminuzione di interesse o piacere (anedonia) per quasi tutte le attività
  • Sentimenti di autosvalutazione o di colpa eccessivi o inappropriati
  • Ridotta capacità di pensare o concentrarsi
  • Pensiero ricorrente di morte, fino ad arrivare all’ideazione suicidaria
  • Perdita di peso significativa o aumento di peso, o riduzione/aumento dell’appetito
  • Insonnia o ipersonnia
  • Agitazione o rallentamento psicomotorio
  • Mancanza di energia

Spesso, con l’aggravarsi della situazione depressiva, i pensieri negativi prendono la forma di un continuo rimuginio mentale, che appare, alla persona, quasi incontrollabile. Tale situazione causa spesso una sorta di “congelamento” delle proprie capacità e competenze, che può far diventare tutto estremamente faticoso per la persona depressa: anche una semplice passeggiata può diventare un’azione estremamente faticosa e pesante. L’insorgere di problematiche depressive, quindi, causa profondi cambiamenti nella vita delle persone che ne soffrono.

Spesso i familiari faticano a capire come mai la persona depressa non reagisca, ma diventi sempre più apatica. In alcuni casi tentano quindi di stimolarla o incoraggiarla a riprendere le precedenti abitudini di vita, a volte con effetto controproducente, conseguendo spesso risposte di rabbia e “chiusura”.

La persona depressa, infatti, normalmente prova a reagire per uscire dalla propria situazione di stallo, ma dato che le proprie risorse personali sono fortemente menomate, spesso fallisce. La percezione di questi “fallimenti” può innescare forti sensi di colpa, ed ulteriori pensieri autosvalutanti, che alimentano il blocco depressivo. In questi casi, quindi, interventi di amici e familiari che vogliono “spingere” la persona muoversi, o che sottolineano come “ci sono molte cose buone nella vita”, possono essere vissuti come “banalizzanti” la propria profonda sofferenza.

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Il trattamento psicologico dei disturbi depressivi

Quando un terapeuta inizia a lavorare con una persona sofferente di depressione, è importante che egli sappia comprendere, accettare ed empatizzare con la sua sofferenza: normalmente, questo atteggiamento facilita l’instaurarsi di un efficace alleanza terapeutica, che può portare un immediato beneficio al paziente, oltre che a motivarlo a lavorare insieme al terapeuta per stare meglio.

Uno dei focus centrali del trattamento, in seguito, sarà quello di aiutare il paziente a comprendere in maniera più profonda le origine e le dinamiche della propria vulnerabilità depressiva. In questo senso, sarò fondamentali aiutarlo a lavorare sulle sulla modalità in cui vive emozioni e sulla propria immagine di sé, (in particolare esplorando i vissuti che riguardano la rabbia, il senso di colpa e inadeguatezza, che tanto contribuiscono ad alimentare la “paralisi” depressiva).

Quanto più sarà possibile elaborare queste tematiche, tanto più la persona riuscirà a ristrutturare e controllare i propri vissuti personali, e quindi viverli in maniera meno conflittuale e “sofferente”, e decisamente più adattiva.

 

Il trattamento psicologico dei disturbi depressivi, inoltre, mira ad agire sul cambiamento di alcune modalità di pensiero della persona depressa, e quindi sui suoi comportamenti. Una persona, ad esempio, può selezionare e/o interpretare negativamente ogni proprio vissuto. Inoltre, può avere la tendenza a rimuginare sui propri problemi. Questi due atteggiamenti conducono a conseguenti comportamenti come la graduale perdita di interessi personali. La perdita di interessi può condurre, a propria volta, a valutare in modo sempre più negativo la propria situazione, innescando così un circolo che si autoalimenta. Uno degli obiettivi fondamentali della cura è quindi quello di bloccare questi “circoli viziosi”, aiutando la persona a creare delle strategie più funzionali di confronto con la propria realtà di vita.

 

 

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